<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- Edited by twole.com --><dati><nodo><so>no</so><s>IT20250104160047</s><dd>20250104161922</dd><tt>Canevoi e la sua storia</tt><tx>AkaprüCanevoi è un piccolo paese del comune di Ponte nelle Alpi, ma anche se non è molto vasto possiede una storia interessante da raccontare. Alcuni aneddoti sono emersi dai documenti storici conservati presso l’Archivio di Stato di Belluno e una parte presso l’Archivio Parrocchiale di Cadola, che hanno custodito e hanno permesso di recuperare moltissime informazioni altri invece sono stati trasmessi da testimonianze orali.</tx><ff>1500x2006</ff><st>a cura di Maria Vignante</st><al>no</al><lk>https://www.canevoi.it/web/un-po-di-storia.htm</lk><gg>no</gg><sl>CONTINUA A LEGGERE QUESTO ARTICOLO</sl><dv>04.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20250104160047</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250122194251</s><dd>20250104161921</dd><tt>Canevoi e la sua storia - Iniziamo dal nome</tt><tx>È ormai noto che il toponimo Canevoi trae le sue origini dalla coltivazione della canapa che in passato era ampiamente diffusa in questo territorio e il suo utilizzo è ampiamente documentato. Probabilmente non è un caso che il primo maestro tessitore che nel 1550 giunse dalla Carnia fino a queste zone decise di stanziarsi proprio a Canevoi per esercitare la sua professione. Il Cargnel  (proveniente dalla Carnia) sposò una donna del posto, Agnese, figlia di Vettor dalla cui dinastia avrà origine il cognome De Vettor (da non confondere con i Zanvettor ossia Giovanni Vettor da Casan). AkaprüAkaprüNella parte alta del paese di Canevoi è visibile l’imponente villa Cesa, che venne fatta erigere nel ’700 dalla famiglia dei nobili Cesa come residenza di campagna. È interessante ricordare che la dinastia Cesa diede i natali alla madre del primo papa bellunese Gregorio XVI. La famiglia fece costruire anche un oratorio proprio in cima al colle, che domina tre vallate, ma quest’ultimo, con gli anni, cadde in rovina. Data la posizione strategica, col tempo venne sostituito da una torre di controllo, la cui presenza è stata confermata fino al 1920 da testimonianze orali. AkaprüAttualmente, la posizione in cima al colle è occupata dal monumento, costruito nel 1954 e dedicato ai caduti di tutte le guerre e sul lavoro; unico monumento in tutta la provincia di Belluno dedicato ai morti sul lavoro.AkaprüAkaprüAi piedi del paese di Canevoi esisteva anche un altro piccolo centro abitato, che attualmente corrisponde alla località Criol, che negli scritti di fine ’500 era denominato “Sotto Canevoi”.</tx><ff>1500x1732</ff><st>Iniziamo dal nome.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>22.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104160047</vv><sm>IT20250122194251</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250202102609</s><dd>20250104161920</dd><tt>Canevoi e la sua storia - Gieta Ghela</tt><tx>A fine ’800 a Canevoi c’era anche una sala da ballo. Quest’informazione non si trova nei documenti storici come le precedenti, ma viene dai ricordi di Luigia De Bortoli Gieta Ghela, che nel 2012 ha raccontato la storia di Casa De Bortoli a Maria Vignante e ad Elisabetta Pierobon, che l’hanno intervistata.AkaprüAkaprüLuigia, nata nel 1921, racconta la storia della propria abitazione, costruita nel 1900 circa, dal nonno Giovanni per abitarvi con la moglie Rosa detta Rosina, ma l’edificio era adibito anche a osteria e ristorante, dal nome “VINO E LIQUORI ALLA TEDESCA”, e serviva anche gli operai. AkaprüNel tempo lo stabile subì delle modifiche e iniziò ad ospitare anche una sala da ballo. La nonna Rosina suonava l’organetto, ogni mezzo ballo costava 5 centesimi di lire, mentre il nonno animava le serate nei giorni festivi raccontando barzellette. La sala veniva utilizzata anche per organizzare feste di matrimonio.AkaprüLa nonna Rosina era richiesta anche nelle sagre di paese per suonare l’organetto.AkaprüIl bar ristorante si trovava al piano terra, dove attualmente c’è la cucina, mentre al piano di sopra c’erano le stanze da letto. Dietro il ristorante c’era una stalla con il fienile comunicanti, la tieda, sopra questi ambienti c’era la sala da ballo. Quando la madre di Luigia, figlia di Giovanni e Rosina, era cresciuta abbastanza, la struttura venne convertita interamente ad abitazione, circa nel 1918-19.AkaprüNel 1945 la stalla venne demolita assieme alla sala da ballo.</tx><ff>1005x551</ff><st>I racconti di Gieta Ghela.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>02.02.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104160047</vv><sm>IT20250202102609</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>no</so><s>IT20250104102411</s><dd>20250104161920</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo</tt><tx>AkaprüMostra nata da un’idea di Maria Vignante, che ha pensato di mettere ordine fra i vari documenti e il materiale storico raccolto durante le varie ricerche presso gli archivi storici e anche tra le testimonianze orali.AkaprüAkaprüGrazie alle testimonianze di Ginevra Zampieri, che ha raccontato che quando aveva circa 9-10 anni, negli anni ’30, nelle serate primaverili ed estive, gli abitanti del paese si ritrovavano in piazza “La Crosera” inizialmente per chiacchierare, ma poi iniziavano ad arrivare i musicisti, come il papà di Ginevra, Luigi, che andava in piazza con il suo violino e iniziava a suonare i valzer viennesi. A poco a poco arrivavano anche altri musicisti, come Nani Piovan e Gìo Piovan; c’era chi suonava il clarinetto, chi il sax, chi la chitarra, mentre la gente richiamata dalla musica, usciva dalle case e si dirigeva verso la piazza: chi per ascoltare, chi per ballare, ma c’era anche chi cantava. A quei tempi le strade e le piazze non erano asfaltate, pertanto quando la gente ballava faceva alzare la polvere e si vedeva “tutto un polveròn”.AkaprüGinevra fece un elenco di tutti i musicisti di Canevoi, ne sono stati individuati 12, molti dei quali suonavano nella banda diretta dal Maestro Antonio Susin.AkaprüAkaprüSuccessivamente, riorganizzando l’archivio parrocchiale di Cadola, Maria ha trovato un fascicolo di Mons. G. Viezzer con la scritta “I musicanti di un tempo”. All’interno c’erano fotografie e documenti delle bande di: Polpet, Ponte nelle Alpi, Cadola, e del Complesso bandistico Arrigo Boito, i documenti erano datati dal 1925 al 1970.AkaprüQuindi chiese al parroco don Giuseppe De Biasio la possibilità utilizzare quel materiale storico e fotografico per una eventuale mostra. Il parroco si mostrò favorevole all’iniziativa, come anche il sindaco Paolo Vendramini. AkaprüAkaprüA quel punto ha iniziato a contattare i parenti di quei musicisti dei racconti di Ginevra, informandoli dell’iniziativa chiedendo loro qualche aneddoto e qualche foto da esporre. AkaprüAkaprüRingraziamentiAkaprüDoveroso ringraziare le Istituzioni, gli Enti, la Scuola di musica, Musicisti, La Dirigente Scolastica, gli Insegnanti e tutte le persone che a vario titolo hanno collaborato per la realizzazione della mostra.</tx><ff>660x1051</ff><st>Mostra maggio 2023 - Scuole Medie di Canevoi Akaprü</st><al>no</al><lk>https://www.canevoi.it/web/mostra-musicisti.htm</lk><gg>no</gg><sl>CONTINUA A LEGGERE QUESTO ARTICOLO</sl><dv>04.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20250104102411</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250104161120</s><dd>20250104161919</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo - I 12 musicisti di Canevoi</tt><tx>Per ciascuno di loro è presente una foto dove sono stati ripresi con lo strumento che suonavano. Ogni foto è corredata di una didascalia che riporta un aneddoto o una caratteristica, riferita da alcuni testimoni o parenti.</tx><ff>1140x2500</ff><st>I 12 musicisti di Canevoi</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>IT20250104161120</gg><sl>.</sl><dv>04.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104102411</vv><sm>IT20250104161120</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250104161917</s><dd>20250104161918</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo - La prima banda</tt><tx>AkaprüDopo pochi anni che Antonio Susin si trasferì da Feltre a Polpet fondò la prima banda nel 1925, che però ebbe vita breve.AkaprüL’esistenza di questa banda è confermata da una ricerca presso l’archivio parrocchiale di Cadola dove sono emersi documenti relativi alla cosiddetta --Banda Frazionale di Polpet--- del 1925, compreso l’elenco dei componenti datato 1926, tali informazioni corrispondono con le immagine fotografiche esposte in mostra. AkaprüRisulta che questa banda rimase attiva solo per un paio d’anni.</tx><ff>647x913</ff><st>La prima banda, Banda Frazionale di Polpet</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>IT20250104161917</gg><sl>.</sl><dv>04.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104102411</vv><sm>IT20250104161917</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250106181031</s><dd>20250104161917</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo - Seconda banda</tt><tx>La seconda banda denominata --Banda comunale di Ponte nelle Alpi--- nasce con l’inaugurazione del 28 marzo del 1928 Akaprüsi scioglierà nel 1932.AkaprüAkaprüTra i componenti di questa banda compaiono per la prima volta alcuni dei 12 musicisti di Canevoi.</tx><ff>939x1348</ff><st>Seconda banda, Banda Comunale di Ponte nelle Alpi</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>IT20250106181031</gg><sl>.</sl><dv>06.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104102411</vv><sm>IT20250106181031</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250106182410</s><dd>20250104161916</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo - La terza banda</tt><tx>Nell’estate del 1941 il sig. Antonio Susin era impiegato allo Stato Civile del Comune di Ponte nelle Alpi in Cadola e in quel periodo l’arciprete mons. Viezzer stava organizzando la “Scuola Cantorum”. Antonio Susin, entusiasta per l’iniziativa, decise di parlargli della vecchia banda del comune, che includeva musicisti di varie frazioni Polpet, Roncan, Soccher, ma che da qualche anno si stava disgregando per la partenza di molti suoi componenti per lavoro o per il servizio militare.AkaprüMons. Viezzer prese quindi in considerazione la proposta di ricostruire la banda e assieme al sig. Susin ne parlò con il segretario comunale il sig. Ferruccio De Roni e con il Podestà ing. Pietro de Castello, dai quali ci furono parole di incoraggiamento, ma non soldi poiché non ve n’erano.AkaprüDurante l’inverno del 1941 l’arciprete organizzò alcuni incontri con i vari suonatori: a Polpet incontrò Giacomo Collazuol (capo frazione); a Soccher si confrontò con Albino e Ferdinando de Bortoli e Nello Pierobon “Ferdinandi”; e poi con altri a Roncan.AkaprüNella primavera del 1942 vennero recuperati alcuni strumenti dalle varie frazioni di Polpet, Soccher, Roncan e Arsiè, vennero radunati presso la canonica e registrati in un inventario. Questi avrebbero rappresentato la base di partenza, ma per poter iniziare una scuola che accogliesse nuovi iscritti sarebbe stato necessario provvedere ad acquistarne di nuovi, a far riparare i guasti. Gli allievi sarebbero stati assistiti da alcuni musicisti più esperti e volenterosi.AkaprüLe lezioni incominciarono dopo la Pasqua del 1942, in una sala sotto la cappella della chiesa di Cadola, con la guida del maestro Susin e del suo aiutante Celeste Zampieri “Simon”, che veniva chiamato affettuosamente “Maestro Metro” perché portava spesso con sé un metro da falegname. Il presidente ed organizzatore della scuola era don Giacomo Viezzer.AkaprüLe lezioni si svolgevano di sera due volte a settimana, ma siccome a Ponte nelle Alpi, c’era il posto di blocco tedesco, nei pressi del ponte, il maestro Susin dovette avvisare i militari del passaggio degli allievi musicanti. I soldati quando li vedevano arrivare, in bicicletta, con lo strumento a tracolla, alzavano la sbarra e li facevano passare senza difficoltà, accompagnandoli con qualche esclamazione, nella loro lingua, come “Avanti, musicisti!”. AkaprüNell’estate del 1942 il maestro Susin e il parroco presero contatti con il sig. Guglielmo Zanibon di Padova per far aggiustare alcuni strumenti e per acquistarne di nuovi. Altri strumenti vennero acquistati invece dalla Banda del 7° Alpini di Belluno, tramite il capitano (poi colonnello) Arban.AkaprüLa spesa totale si aggirava intorno alle 12000-13000 Lire, saldata per intero dall’arciprete poiché nessun altro contribuì, ma il sig. Susin e tutti gli aiutanti si impegnarono ad insegnare gratuitamente.AkaprüLa banda al completo era composta da 49 elementi e altrettanti strumenti.AkaprüIl complesso bandistico così costituito fece le prime esecuzioni in pubblico nell’autunno del 1942 a Cadola in chiesa e davanti all’albergo, ma anche a Paiane, nella piazza di Polpet e a Roncan. Nell’inverno del 1943 il gruppo predispose una programmazione e si diede uno statuto che venne approvato e sottoscritto da tutti. AkaprüSuonarono in qualche occasione anche ai funerali e accompagnarono varie funzioni religiose, suonando più volte davanti alla chiesa o alla processione del Corpus Domini. Ma poi la situazione politica cambiò peggiorando.AkaprüLa caduta del regime fascista il 25 luglio 1943 e poi l’armistizio del 8 settembre 1943, provocarono l’avanzata tedesca sul territorio italiano, con bombardamenti anche nel territorio di Cadola facendo razzie, e alcuni strumenti della banda vennero trafugati.AkaprüIl maestro Susin morì il 10 settembre 1944 e la banda si riunì per dare l’ultimo saluto al suo maestro. Il complesso infatti venne radunato sotto la guida di Celeste Zampieri per suonare al funerale dell’artista, in onore del quale si eseguì la marcia funebre dal titolo “Addio per sempre”. Le prove vennero svolte lungo la strada di Canevoi, mentre le lezioni si erano tenute a Criol in una stanzetta. AkaprüDopo la liberazione la banda si ricostituì nel 1945 per suonare per l’ultima volta alla festa della liberazione a Belluno. Sembrerebbe che in quel tempo fosse stata l’unica banda rimasta ancora in piedi. AkaprüLa banda si sciolse nel maggio del 1945 e don Giacomo Viezzer invitò i suonatori a consegnare gli strumenti, anche se molti di questi erano stati portati via dalla canonica durante il conflitto.AkaprüAkaprüFonti: Dolomiti, Anno XXXVI – N. 6 Dicembre 2013, pagine 49-50-63. AkaprüTesto di Valerio Pierobon a cura di Fausto OrzesAkaprüFamiglie Barattin di Polpet – 2016, Lino Barattin</tx><ff>1500x934</ff><st>Terza banda, Banda Parrocchiale di Cadola</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>06.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104102411</vv><sm>IT20250106182410</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250106182936</s><dd>20250104161915</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo - Arrigo Boito</tt><tx>AkaprüNel 1969 la politica italiana stava puntando ad incentivare la diffusione dell’arte musicale attraverso la promozione di corsi da attuare con la collaborazione dei comuni. Con l’occasione, il segretario del comune di Ponte nelle Alpi si rivolse a Valerio Pierobon, concittadino con la passione per la musica e l’hobby della fisarmonica, per chiedergli di organizzare un gruppo musicale. Valerio acconsentì anche se era consapevole che sarebbe stato necessario partire da zero poiché non vi era più traccia nel territorio pontalpino delle vecchie bande musicali. Inoltre, per accedere agli incentivi, le lezioni di musica sarebbero dovute iniziare entro breve tempo ed era necessaria la collaborazione di un suonatore esperto e un ambiente adatto per poter svolgere le lezioni di teoria musicale.AkaprüValerio quindi si rivolse al musicista Vincenzo Caneve detto “Cenci Moliner” di Bastia di Puos d’Alpago il quale acconsentì di assumere l’incarico di insegnante.Akaprümons. Giacomo Viezzer mise a disposizione una sala.AkaprüValerio attivò subito le iscrizioni ai corsi di teoria e solfeggio e in molti si presentarono davanti alla vecchia canonica di Cadola per iscriversi. Il primo della fila era il sig. Ferdinando Rizzo di Arsié, che già aveva fatto parte delle bande musicali del maestro Susin.AkaprüIl 10 aprile 1969, presso l’Albergo Beniamino Fontana di Ponte nelle Alpi, venne indetta una riunione del comitato di organizzazione per il futuro complesso bandistico. Seguirono altri incontri per decidere dell’acquisto del fabbisogno strumentale e di tutto l’occorrente. A tale scopo si stabilì di far visita ad alcune fabbriche di strumenti: una a Novara e due ditte nel centro di Milano.AkaprüLa quasi totalità della strumentazione venne acquistata presso una ditta di Milano AkaprüVenne anche stilato lo statuto del complesso musicale con la denominazione voluta da don Giacomo Viezzer in “Corpo bandistico musicale Arrigo Boito”. AkaprüLa prima apparizione in pubblico avvenne in occasione della celebrazione nazionale del 4 novembre 1970. La cerimonia di inaugurazione avvenne davanti alla sede municipale di Cadola (come si vede nella foto fornita da Luciano Molaschi uno dei primi allievi della scuola che è stato di validissimo aiuto, assieme a Valerio Pierobon, per riordinare e ricostruire i fatti avvenuti per allestire la presente manifestazione).AkaprüLa banda si esibì nuovamente il 19 marzo 1971 per l’inaugurazione della nuova chiesa di Polpet dove tutti indossavano una nuova divisa. AkaprüNel 1971 si concluse anche la direzione del maestro Caneve. AkaprüSubentrò il maestro Cocenni Athos da Reggio Emilia, insegnante di musica, nella scuola media statale di Canevoi. AkaprüPoi si susseguirono diverse esibizioni, con trasferte e vari successi; la sua collaborazione si concluse con l’ultima uscita nel 1983. AkaprüValerio Pierobon diede le dimissioni da membro componente-suonatore del “Corpo Musicale Bandistico A. Boito” il 20/03/1973. Le dimissioni da segretario erano già state date in precedenza a gennaio del 1971.</tx><ff>1500x2123</ff><st>Corpo Bandistico Musicale “Arrigo Boito”</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>IT20250106182936</gg><sl>.</sl><dv>06.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104102411</vv><sm>IT20250106182936</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>si</so><s>IT20250119233210</s><dd>20250104161914</dd><tt>Ricordando i Musicisti di un tempo - Fotogallery</tt><tx>(Cliccare su approfondisci per visualizzare le immagini).</tx><ff>no</ff><st>Alcune immagini della mostra.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>IT20250119233210</gg><sl>.</sl><dv>19.01.2025</dv><mm>cc9966</mm><vv>IT20250104102411</vv><sm>IT20250119233210</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>no</so><s>IT20230112221412</s><dd>20230111223238</dd><tt>Le Guerre Mondiali</tt><tx>(FB)AkaprüLe prime testimonianze dirette raccolte riguardano la Grande Guerra, con gli Austriaci che si insediano con la forza a Canevoi e in tutti i paesi del circondario, requisiscono abitazioni e costringono alla miseria gli abitanti.AkaprüPer la sua posizione strategica (ne è dimostrazione la torre di guardia cui si fa menzione nel paragrafo con citazioni al monumento ai caduti), il paese assiste a un continuo via vai di truppe. Passano a turni, non si sa come, sia i soldati della Triplice Intesa (Regno Unito, Francia, Russia, Italia) che quelli degli Imperi Centrali (Impero Germanico e Impero Austro Ungarico), spavaldamente diretti o dimessamente provenienti dai fronti del Carso e del Piave.AkaprüVista l’alleanza con l’Italia, i soldati russi in special modo prendono a cuore i bambini più piccoli e regalano loro lo zucchero, la cioccolata e quei pochi viveri che riescono a mettere da parte; non è così per quelli austro ungarici, che saccheggiano quel poco che c’è dalle abitazioni.AkaprüLa latteria del paese, ora casa Bernardi, è definita “il lazzareto“, dove vengono ricoverati i militari feriti non più in grado di proseguire le battaglie e in attesa del rimpatrio.AkaprüSono periodi irti di ostacoli, che sembrano non finire mai, ma i combattimenti si concludono con l’entrata in vigore dell’armistizio dell’11 novembre 1918. AkaprüLa ripresa della vita normale è difficile per tutti, ma pian piano le attività ricominciano con la costruzione di nuove case, sempre con materiali recuperati dalle rovine di quelle esistenti, con l’allevamento degli animali domestici e col lavoro sui campi con la fienagione e la coltivazione di frumento, patate e mais. In questo periodo, ci dicono, non c’è uno scampolo di terreno incolto: anche i paesi dell’Oltrerai, alle pendici del Dolada, si spingono con le produzioni di fieno e legna fin dove sassi e roccia permettano.AkaprüAkaprüLa Seconda Guerra Mondiale vede la partenza per il fronte di tutti gli uomini abili. Restano a casa le donne, i bambini, gli anziani e i malati. Tutti coloro che rimangono, senza distinzione d’età, cercano di lavorare per garantirsi di che vivere.AkaprüA Canevoi i Tedeschi mantengono un presidio nelle vicinanze di Villa Pagani-Cesa. Il loro atteggiamento si è sempre mantenuto rispettoso e quasi cordiale, vista l’opportunità di convivere in clima di tregua fino all’auspicato epilogo della guerra in atto.AkaprüSi ricorda qui quell’ultimo atto della presenza delle forze nemiche in paese, quando nel pomeriggio del 28 aprile 1945, a un vago accenno della radio sulla imminente resa della Germania, la gente grida che la guerra è finita, fa suonare a festa le campane a Cadola e dai paesi vicini corre a Canevoi per disarmare il presidio tedesco.AkaprüSolo i paesani si mantengono a distanza e non si dimostrano ostili, visto che per quattro mesi hanno convissuto “in pace“ coi militari, anche condividendo i viveri della loro cucina. È forse anche per questo comportamento che, ripresa in mano la situazione, non reagiscono si limitano a ordinare alla popolazione di rimanere chiusa in casa, con la minaccia di incendiare o distruggere il paese per rappresaglia.AkaprüAll’alba del 29 aprile 1945 i soldati, non riuscendo a portarsi con un camion sulla parte alta di Canevoi, depositano il carico, 17 o più fusti di tritolo, nel prato al centro del paese e fanno uscire tutti dalle abitazioni per farli riparare in luogo sicuro nella periferia.AkaprüDi lì a poco si ode il fragore assordante dello scoppio e si vede un’immensa colonna di fumo levarsi in cielo. Il “COLPO“ per fortuna non lascia dietro di sé alcuna vittima, ma case scoperchiate, muri sgretolati, zolle di terreno dappertutto e una scena desolante agli occhi di tutti (vedi foto della “crosèra“). Ma i paesani non si perdono d’animo e cominciano la mattina stessa a ricostruire, nonostante la pioggia, con materiali e mezzi messi a disposizione dall’Amministrazione Comunale provvisoria.AkaprüPoi un po’ alla volta il progresso porta benessere, lavoro per tutti per completare la ricostruzione e avviare produzioni nell’ambito industriale e artigianale.</tx><ff>173x270</ff><st>.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>IT20230112221412</gg><sl>.</sl><dv>12.01.2023</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20230112221412</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>no</so><s>IT20230112222646</s><dd>20230111223237</dd><tt>Lo stendardo</tt><tx>(FB)AkaprüA febbraio 2007, organizzato dal parroco don Giuseppe, si è svolto un incontro presso la saletta della Parrocchia di Cadola.AkaprüSono stati chiamati a riunirsi i nove capi frazione della Parrocchia, per discutere sull’eventualità di dotare ogni paese di uno stendardo da esporre in occasione delle solennità cattoliche (vedi Corpus Domini ecc...).AkaprüIn una seconda riunione, ognuno, chi più chi meno, ha portato le proposte e le possibili scelte circa i materiali e il tipo di colori da impiegare per la realizzazione dei simboli frazionali.AkaprüCanevoi ha presentato una soluzione, a dire il vero molto apprezzata dagli intervenuti.AkaprüEcco lo stendardo: un piccolo sondaggio ha confermato la validità della scelta.AkaprüAkaprüA proposito di solennità cattoliche, durante una ricerca storica ci siamo imbattuti su un aneddoto piacevole da raccontare, che sicuramente ci sarà utile in  futuro.AkaprüUn tempo le frazioni della parrocchia di Cadola partecipavano alla processione ”rogazión” di maggio, propiziatrice per l’annata agricola, ognuna col proprio gruppo preceduto dal chierichetto inalberante la Santa Croce.AkaprüIn segno di saluto, il chierichetto della frazione ospitante toccava con la propria croce quella degli altri gruppi che a turno sfilavano davanti.AkaprüAccadde una volta che, nella staffetta processionale, il Cristo portato da quelli di Quantin rompesse quello di Losego per un esagerato impatto.AkaprüLa proverbiale rivalità fra i due paesi (dal 1956 parrocchia di Col di Cugnan) sarà di stimolo affinchè i nostri ”portavessillo” si comportino garbatamente?AkaprüAi posteri...</tx><ff>1500x1642</ff><st>.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>12.01.2023</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20230112222646</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>no</so><s>IT20230111223239</s><dd>20230111223237</dd><tt>Dopoguerra e giorno d’oggi</tt><tx>Per tornare ai tempi nostri, negli anni 1953-1954 sul colle che si eleva a dominio del paese viene eretto un monumento che ricorda i Caduti di Ponte nelle Alpi in tutte le guerre e coloro che sono morti nel lavoro. La costruzione è ubicata dove un tempo si trovava l’antica ”Torre di Guardia” raffigurata sullo Stendardo della Confraternita dei Battuti e del Santissimo Sacramento (olio su tela 1852-1857 - nella foto un particolare), conservata nella sacrestia della chiesa di Cadola, nonché illustrata nel disegno di Osvaldo Monti raffigurante uno scorcio di Cadola (periodo probabile metà XIX secolo).AkaprüAkaprüLa frazione è a tutt’oggi popolata da circa 250 anime. Al ceppo storico dei Zampieri (Òst, Simói, Pagòt...) e alle altre famiglie che abitano qui da generazioni, si sono aggiunte quelle che Canevoi hanno scelto quale dimora stabile e quelle provenienti dalla frantumazione dei paesi dell’Est europeo. Ciascuno qui svolge con diligenza le proprie attività, dal neonato che si preoccupa di crescere all’anziano che si rende utile al prossimo.AkaprüSulla strada che porta a Cadola puoi ammirare i bassorilievi sulla facciata della Scuola Media Statale ”S. Pertini” raffiguranti la tragedia del Vajont, mentre sulla via che sale verso Piaia, nei pressi del capitello di S. Giobbe, trovi la Scuola Materna (ex Scuola Elementare della gioventù anni sessanta-settanta).AkaprüNon ci sono chiese degne di recare tale nome, ma si può contare su un ”tariól” (capitello) dedicato a S. Antonio da Padova, che di Canevoi è patrono, e su un piccolo oratorio intitolato a S. Anna, alle spalle della quale si chiude la meravigliosa vallata del Piave verso il Cadore e le Dolomiti Bellunesi.AkaprüAkaprüA questo punto puoi dire di sapere più o meno dove ti trovi. Buona navigazione se scegli di visitare il sito, benvenuto se decidi di venirci di persona.</tx><ff>196x270</ff><st>.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>06.04.2007</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20230111223239</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>no</so><s>IT20230112221856</s><dd>20230111223236</dd><tt>Lo stemma</tt><tx>(FB)AkaprüEccolo.AkaprüSono già molti gli apprezzamenti che abbiamo ricevuto, soprattutto da parte di persone che a Canevoi vi lavorano o semplicemente sono di passaggio.AkaprüBuongustai!AkaprüVi è rappresentato il cancello della ”crosèra” con le case più antiche, che già si possono scorgere sull’immagine dedicata a Canevoi da Osvaldo Monti, risalente a metà XIX secolo.AkaprüSul colle a dominare il paese c’è l’antica ”Torre di Guardia”, testimone di numerosi eventi storici che hanno visto coinvolti i nostri avi, altresì raffigurata sullo Stendardo conservato nella sacrestia della chiesa di Cadola.AkaprüUn ringraziamento quindi a Samuele (www.twole.com), che è anche l’autore del nostro sito.</tx><ff>1000x1000</ff><st>.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>12.01.2023</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20230112221856</sm><ds>.</ds></nodo><nodo><so>no</so><s>IT20230112222847</s><dd>20230111223236</dd><tt>Collaborazioni e bibliografia</tt><tx>(FB)AkaprüIl Comitato Frazionale ringrazia per la collaborazione:AkaprüAkaprü- il prof. Augusto Modolo, paesano onorario, per il basilare aiuto riguardo alle ricerche storiche (www.webalice.it/modulus84/);AkaprüAkaprü- don Sergio Sacco, dell’Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali;AkaprüAkaprü- don Giuseppe De Biasio, parroco di Cadola;AkaprüAkaprü- Celestino Zampieri, Bianca Zampieri, Giovanna Bortot, memorie storiche del paese;AkaprüAkaprü- il personale della Biblioteca Civica di Belluno;AkaprüAkaprü- il personale della Biblioteca Civica di Ponte nelle Alpi.AkaprüAkaprüAkaprüBibliografia e siti di riferimento:AkaprüAkaprü- Don Sergio Sacco, Osservazioni toponomastiche sulla Provincia di Belluno, Serie ”Quaderni” n. 2, Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e CulturaliAkaprüAkaprü- Osvaldo Monti, Osservazioni toponomastiche sulla Provincia di Belluno, Serie ”Quaderni” n. 16, Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e CulturaliAkaprüAkaprü- Adriana Boito, concorso magistrale 61/62 - il Comune di Ponte nelle Alpi: studio d’ambienteAkaprüAkaprü- Francesco Pellegrini, Notizie storiche su Ponte nelle Alpi - a cura del Comune di Ponte nelle Alpi (BL)AkaprüAkaprü- Luisa Alpago Novello, L’età romana nella Provincia di Belluno - Cariverona 1998AkaprüAkaprü- Autori vari, I Paleoveneti nel Bellunese - Cassa di Risparmio VR VI BL AN 1993AkaprüAkaprü- Catalogo a cura di Enrico De Nard - ”Cartografia Storica dei Territori Bellunesi” - edito dalla Biblioteca Civica di BellunoAkaprüAkaprü- Flavio Vizzutti, Le Chiese dell’antica Pieve di Cadola - Documenti di Storia e d’ArteAkaprüAkaprü- Sito prof. Augusto Modolo www.webalice.it/modulus84/AkaprüAkaprü- www.meteorologia .it </tx><ff>no</ff><st>.</st><al>no</al><lk>.</lk><gg>no</gg><sl>.</sl><dv>12.01.2023</dv><mm>cc9966</mm><vv>.</vv><sm>IT20230112222847</sm><ds>.</ds></nodo></dati>